Quando ho cominciato a leggere Rushdie, ormai parecchi anni fa, c’era in atto un vivace dibattito sulla morte del romanzo. Sembrava che nessuno più credesse nel futuro della narrativa, era normale –e un po’ snob, direi- dare per scontata la fine del romanzo come genere letterario.
Per me, fin dall'infanzia famelica lettrice di romanzi, possibilmente molto lunghi, era una notizia davvero tremenda.
Leggere I Figli della mezzanotte e i Versi satanici mi ha permesso di tirare un grande sospiro di sollievo e di ridere di tutti quei solenni critici che, evidentemente, si erano persi qualcosa di fondamentale.
L’effetto di questi libri è difficile da descrivere in italiano: in inglese, invece, c’è un aggettivo che descrive molto bene l’effetto: exhilarating. Significa che qualcosa è molto eccitante e divertente, e che rende felici.
Ho scelto di leggere alla maratona le prime pagine di Satanic Verses perché chiariscono molto bene questo concetto, da molti punti di vista: sono davvero exhilarating, e molto stimolanti.
Forse l’elemento più immediato è la lingua. Rushdie smonta e ricrea l’inglese. E’ una lingua impura, che rispecchia un mondo “impuro”: è la lingua dei migranti/mutanti. Una lingua formidabile, potente, vitale, concreta, fatta di odori e sapori. (E questa cosa è evidente anche nella traduzione italiana ).
Poi c’è la storia: il tema è quello duro e contemporaneo della migrazione, stemperato –ma non sminuito, anzi: accentuato- dal fuoco d’artificio dell’invenzione fantastica e comica, dall’uso sapiente del realismo magico.
Come in tante storie, anche qui raccontare salva la vita. È lo strumento che viene dato al migrante per difendersi dalla visione distorta del mondo occidentale. Ma la migrazione è un processo doloroso, come dice chiaramente l’incipit del romanzo, in cui due amici-nemici, in viaggio dall’India a Londra, sperimentano situazioni surreali.
Oltre alla gratitudine che provo per Rushdie per il piacere che i suoi libri mi danno, c'è un'altra ragione per cui ho letto I versi satanici, anche se la mia decisione è precedente all'avvenimento.
Salman Rushdie avrebbe dovuto partecipare a un importante festival letterario in India, proprio durante lo scorso fine settimana, ma è stato scoraggiato dalle autorità che sostenevano ci fosse in preparazione un attentato contro di lui. In realtà, sembra che l'attentato sia stato "solo" contro la libertà d'espressione; cioè, le autorità stesse hanno messo in giro la voce di un possibile attentato per bloccare l'intervento dello scrittore. Contro questo atto di censura, altri quattro scrittori che partecipavano al festival hanno letto brani da I versi satanici, cosa illegale in India, rischiando l'arresto. Mi sono sentita in buona compagnia e sono stata felice di aver dato il mio piccolo contributo, anche se non ho rischiato niente se non l'ennesimo brivido di piacere da grande letteratura.
1 commenti:
In realtà, io non credo che il romanzo stia morendo, io credo proprio che il romanzo sia già morto; solo che gli scrittori, alcuni scrittori, e soprattutto le case editrici, non vogliono rendersene conto. Il romanzo è morto perché non è più chiaro quale è il mondo che questo romanzo vuole raccontare e quale sia la classe che in questo romanzo meglio si rispecchia. Ma è morto anche perché quello che noi chiamiamo romanzo è un contenitore assai ampio, molto diverso da quello che era quando il romanzo era il genere che rappresentava il secolo (il XIX, per intenderci).
Questo, ovviamente, non significa che non si scrivano più romanzi (direi che se ne scrivono o se ne pubblicano molti, forse anche troppi); non vuol dire nemmeno che tra i romanzi che si pubblicano non ci siano capolavori, testi che diventeranno fondatori del tempo futuro; vuol dire però che il romanzo ha esaurito la sua funzione di essere interprete del tempo in cui viene scritto, come genere, e non come contenitore di immaginario. ... E Rushdie? I Figli della mezzanotte è oggettivamente un gran libro (una sorta di mille e una notte contemporanea). E Ben Jelloun ? Creatura di sabbia e La notte sacra sono oggettivamente due libri fondamentali, in cui l'intreccio delle voci crea una eco moderna di un mondo in cui modernità e tradizione si incontrano. Aggiungerò che esistono alcuni narratori, considerati minori, non necessariamente extra-europei, che hanno saputo sapientemente mescolare para-letteratura (poliziesco, noir, romanzo storico, ecc.) e alta letteratura.
Eppure il romanzo è morto.
Perché? Innanzitutto, gli esempi che ho fatto sono tutti di autori o generi ai limiti, geografici o di genere, della letteratura, in secondo luogo, abbiamo quasi sempre a che fare con grandi narratori, che rivendicano il loro ruolo di narratori e che non necessariamente scrivono romanzi (così come li avevamo conosciuti nel XIX secolo o al'inizio del XX secolo), ma opere in cui l'intreccio di voci, o l'eco di una voce sola, ci racconta una storia.
Certo, possiamo definire questo modo di scrivere un romanzo - tanto a noi non interessa definire il genere dell'opera, ma amare l'opera; epperò definire un genere letterario è importante perché significa capire dove va il mondo.
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Il discorso è lungo e i treni sono puntuali. lancio il sasso, ma ne riparleremo
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Sono una snob, lo so.
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